Un libro per l’estate, anzi TRE !!!
E’ tempo di lettura, magari durante una pausa estiva rilassante -ma di riflessione- per i nostri lettori, cultori attivi del paradigma PNEI.
Tuttavia, quel che vi propongo oggi, con precisi nessi culturali con le vostre professionalità di operatori sanitari, è un quadro tutt’altro che rilassante, anche se di enorme rilevanza scientifica e pratica.
In questi giorni pre-vancanzieri (per noi che siamo privilegiati cittadini di un paese non coinvolto direttamente negli esecrabili conflitti internazionali correnti) sono stato impegnato in varie attività ed anche nell’aggiornamento di un mio scritto scientifico sugli interferenti endocrini, ma sto alternando gli ultimi impegni professionali con la lettura non spensierata di alcuni libri che mi sento di raccomandare anche a voi, miei cari lettori nonché soci SIPNEI.
Si tratta di tre libri di argomento affine tra loro, di importanza notevole e di estrema utilità pratica e professionale. Il tema centrale, comune alle tre opere di cui vi parlo qui, è l’influenza che gli smartphones stanno avendo sulle nostre vite ed ancor più su quelle dei nostri figli e nipoti, bambini ed adolescenti, che sono prede innocenti ed inconsapevoli degli attori digitali: videogiochi, social networks e cosiddette intelligenze artificiali che celano interessi economici enormi nonché pericoli per il neurosviluppo e per la salute mentale.
Ecco i tre libri (in foto e nelle specifiche bibliografiche qui sotto dettagliate). Sono tre saggi che mi sento senz’altro di consigliarvi, senza voler qui farne una recensione critica.
Il primo, l’ho già letto per intero e ve lo raccomando caldamente: è il volumetto di Carlo Verdelli “Il diavolo in tasca”, con sottotitolo “Genitori e figli prigionieri del telefonino”, che disegna un quadro lucidissimo ed aggiornato della nostra comune condizione di utilizzatori degli smartphones, che hanno cambiato le abitudini di vita di tutti e che nei giovani e giovanissimi costituiscono una ricca ma pericolosissima fonte di ogni risorsa, sia costruttiva che deleteria per un armonico e completo sviluppo neurocognitivo, se la situazione si svolge senza un’adeguata sorveglianza parentale. Carlo Verdelli è giornalista, editorialista del Corriere della Sera, già direttore di varie testate giornalistiche di rilievo nonché già direttore per l’offerta informativa della RAI: ha prodotto questo “magistrale reportage narrativo” che lancia un grido d’allarme sulla dipendenza da cellulare e sulle conseguenze del capitalismo digitale.
Mi ha offerto straordinari spunti di riflessione, alcuni dei quali riporto qui sotto forma di citazioni letterali del testo di Verdelli.
A pag. 22 si legge << Altro che religione. Il Terzo millennio dopo Cristo ha tenuto a battesimo una versione molto più definita dell’oppio dei popoli: il telefono senza filo. Se perdi il tuo, sei perso, come quando non trovi più le chiavi di casa o il portafoglio. Anzi, un po’ di più. Perché è solo lì dentro che c’è davvero tutto di te, la tua scatola nera: agenda, foto, video, documenti, servizi utili, servizi futili, servizi ormai indispensabili, svago, vizi, segreti. Chi possiede le chiavi di questo device (letteralmente “dispositivo”, che è qualcosa di più che “oggetto”), molto presto possederà anche te: le tue preferenze, le tue inclinazioni, i tuoi desideri, quelli di chi ti conosce, chi ami, chi odi, che cosa ti lascia indifferente. I tuoi dati, si dice. Che sono il vero scrigno da scassinare e svuotare, per poi rivendere il pacchetto a chi lo userà per venderti a sua volta qualcosa, che sia l’asciugacapelli nuovo che avevi solo pensato di comprare oppure il pressing a favore di un’idea politica, un leader, una causa buona o pessima a prescindere.
Il prezzo dell’ingresso nel supermarket delle meraviglie è solo questo. Pensi che tutto si risolva onorando il costo della bolletta telefonica o della ricarica. Sbagliato, quello è niente. Il vero prezzo è il mondo che sei e che ti gira intorno. E chi ne diventa proprietario, dei tuoi dati, cioè della parte sensibile di te stesso, può farne l’uso che preferisce. >>
E scusate se è poco… “il vero oro non è più l’oro e nemmeno il petrolio, : siamo noi, i dati personali che forniamo ai celebrati vampiri del digitale “
Altra citazione da Verdelli, pagg. 34-36, che indica come la pandemia da CoVID abbia rappresentato un potente acceleratore occasionale del fenomeno. << La prima pandemia globale moderna, con due lunghissimi anni che hanno permesso di catturare una per una miliardi di prede (bambini e ragazzini) che non sapevano più come riempire il vuoto che si era creato intorno a loro. La soluzione l’avevano a portata di mano, il cellulare, ma certo, da usare ed abusare con una libertà inimmaginabile prima della grande reclusione. Ragazzi e ragazze, bambine e bambini, fermati sulla soglia della crescita, … con un tempo esagerato a disposizione e uno strumento meraviglioso per renderlo prima sopportabile, poi accettabile e alla fine auspicabile. Ultima tappa, insostituibile. “Andrà tutto bene”, ricordate ? … Finito il coprifuoco, sconfitto il contagio, non ci siamo accorti di quell’altro virus che avevamo contratto, e che soprattutto loro, i più piccoli, avevano nutrito e lasciato correre libero per le cellule … con lo sviluppo di una sottomissione … di una dipendenza comportamentale … legata alla gratificazione dopaminergica dei “like” o delle vincite a qualche gioco … prodotta dal binomio desiderio-soddisfazione … e la ricerca continua della ricompensa … prima con un paio d’ore al giorno … poi quattro-otto e poi sempre di più … La rete, da gigantesca occasione di comunicazione e scambio culturale personale … si è trasformata in qualcosa che è l’equivalente dell’ago per il tossicomane.>>
Ed infine un’ultima citazione da Verdelli, pp. 38-40, sul tema “giovani ed informazione”. << Solo in Italia, i frequentatori identificati di Social Media hanno superato da poco la soglia dei 42 milioni, più di due italiani su tre. E il 42 per cento dei giovani europei utilizza i social media come principale fonte di informazione (Infodata per il “Sole 24 ore”). Alcuni sono di buona/alta qualità … altri, molti altri, sono fabbriche di propaganda o di fake-news…
E funzionano benissimo … cogliamo la coincidenza … secondo cui la democrazia ha cominciato a mutare con l’avvento degli smartphone, primo decennio di questo millennio. … Secondo il filosofo sudcoreano (ma tedesco per studi e vita) Byung-Chul Han, il nuovo capitalismo dell’informazione, cioè il capitalismo “cellulare”, declassa gli esseri umani a bestie da dati e consumo. Lo spiega in un saggio, Infocrazia. Agli albori della democrazia è stato il libro il medium decisivo … I mass media elettronici (come la televisione) distruggono il discorso razionale plasmato dalla cultura libraria e producono una mediocarazia… Lo schermo di sorveglianza del Grande Fratello è sostituito dallo schermo del televisore. Gli esseri umani non sono controllati, ma intrattenuti. Passo successivo ? Il nuovo medium di sottomissione è lo smartphone … che produce degli zombie e non dei cittadini responsabili. >>
Il secondo libro che vi segnalo l’ho letto tempo fa, trovandolo estremamente interessante e meritevole di riflessione. E’ il volume di Vittorino Andreoli del 2019 dal titolo “L’uomo col cervello in tasca” – Come la rivoluzione digitale sta cambiando i nostri comportamenti- In quarta di copertina, si legge: “Il mondo digitale ed il mondo guidato dal cervello umano sono non solo distinti, ma contrapposti. Vivendo con due cervelli a disposizione, quello nella testa e quello in tasca, si delinea un momento critico con il passaggio dall’uno all’altro”. Tanto più adesso (aggiungo io), che a distanza di soli pochi anni, abbiamo ancora un’altra rivoluzione con noi, quella dell’intelligenza artificiale, che nel 2019 non era ancora in pieno sviluppo e disponibilità quotidiana per ciascuno di noi, come avviene adesso, nel 2026.
Nel risguardo di copertina del libro di Andreoli, psichiatra di fama mondiale, si legge che << L’evoluzione tecnologica sta portando un grande progresso in molti campi della vita dell’uomo, ma anche un impatto pericoloso per il suo comportamento. Gli smartphone su cui passiamo la maggior parte del nostro tempo sono oggi vere e proprie protesi di corpo e mente e stanno conducendo ad una divisione tra due cervelli: il nostro e quello che “portiamo in tasca”. Una relazione pericolosa, secondo Vittorino Andreoli, che in queste pagine ricostruisce origini e funzioni dell’organo naturale, mettendolo a confronto con quello artificiale, che ne è figlio, per comprendere i rischi psicologici e sociali della rivoluzione digitale, dai computer ai tablet, dall’invenzione del web, all’avanzata della robotica, ha innescato per giovani e adulti, in famiglia, nei legami e sul lavoro. La nostra identità rischia uno sdoppiamento? L’intelligenza artificiale da appendice diventerà parte integrante del nostro corpo, prendendo il sopravvento ? Sono solo alcune delle domande cui questo saggio cerca di dare una risposta con un’analisi affascinante sulle nostre origini ed il futuro prossimo che ci aspetta. >>
Faccio ancora una citazione, dal bel libro di Andreoli, in cui si legge, a pagina 139,
<< Persino la Rivoluzione Industriale, che doveva estirpare le povertà, ha creato sì progresso, ma anche nuove povertà. Nell’Inghilterra del Settecento l’industria ha ridotto l’uomo a forza lavoro, ed i bambini ad automi della catena di montaggio. Il motore a scoppio ha accelerato il mondo, ma l’ha inquinato di rumore, intossicato di gas, ha generato guerre per la conquista dei pozzi di petrolio. >> Ancora e soprattutto oggi, con il trumpismo arrembante, aggiungo io. E ancora, da Andreoli, a seguire nella stessa pagina, <<Nella nostra civiltà, non si conosce tappa di progresso che, al contempo, non sia anche di maggiore violenza. Internet, questa straordinaria rete delle reti che prometteva di trasformarsi in una bacchetta magica per la libertà e per la democrazia, è diventato un feticcio in mano a pochi uomini che lo hanno usato per arricchirsi, al punto da non essere più solo i padroni del mondo ma, secondo la definizione di Noam Chomsky, “i padroni dell’umanità”. >>
Il terzo libro, che ho da poco incominciato a leggere e che mi ha catturato per la sua grande attualità e la sua importanza in ambito PNEI, è di Damiano Rizzi, psicologo clinico, il quale dopo aver perso una sorella nel 2013 per femminicidio, ha creato l’associazione Tiziana vive al fianco di donne e bambini vittime di di violenza, ed è padre di un orfano di femminicidio. Il libro di Damiano Rizzi ha per titolo “Adolescenza, parliamone” – educare all’amore per disarmare la violenza – In ultima di copertina vi si legge: “L’adolescenza non è più un ponte tra due rive. E’ diventata un salto. A volte un volo, a volte un precipizio: dipende da chi c’è accanto. La violenza nasce nel vuoto educativo e istituzionale e cresce nel nulla. Si nutre di assenza, di parole che non arrivano. Vive e regna nel silenzio. Questo libro è un primo manuale che riempie quel vuoto. PARLIAMONE.”
Ancora, nel risguardo di copertina vi si legge: << Che cosa c’entra l’adolescenza con la violenza di genere ? Quasi tutto. E’ in quegli anni decisivi che prende forma il nostro modo di amare, di elaborare il rifiuto, che impariamo ad abitare le nostre vulnerabilità e a destreggiarci nelle tempeste dei conflitti. Eppure, proprio quando servirebbero parole, presenza e guida, gli adolescenti restano soli. Gli adulti non sanno come raggiungerli e la scuola non offre ancora un’educazione affettiva, sessuale ed emotiva all’altezza. Si crea così un vuoto che i giovani riempiono come possono: cercando risposte sul web, nella pornografia, nel confronto con i pari, altrettanto disorientati. In questo smarrimento, la violenza trova terreno fertile. La proposta dell’autore, che ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze di una società non educata all’amore, è precisa: riempire questo vuoto, presidiarlo, farne un luogo di prevenzione. La violenza non è un destino inevitabile, è qualcosa che si apprende e che si può disinnescare. Damiano Rizzi affronta il tema con chiarezza, in un’opera che si muove su più livelli: analisi, racconto autobiografico, proposte educative sotto forma di micro-rituali, ma soprattutto riflessione politica, impegno concreto affinché venga introdotta L’EDUCAZIONE SESSUO-AFFETTIVA NELLE SCUOLE. Per tutti, anche senza il consenso delle famiglie, perché spesso è proprio nelle realtà attraversate dalla violenza che il consenso manca. Un libro che parla ad adolescenti, genitori, educatori, futuri genitori. Perché possano consegnare ai figli ciò che loro stessi non hanno ricevuto. E’ possibile cambiare. Non è utopia, è un lavoro. E si può fare. >>
Aggiungere da parte mia ulteriori commenti a tutto questo è superfluo, potrebbe anzi inficiare messaggi tanto veri e potenti che sono contenuti nei tre libri citati. Mi limito a consigliarvene caldamente la lettura.
Ma un elemento voglio sottolinearlo, con un caldo invito: uniamoci nel pretendere dai nostri rappresentanti politici e parlamentari di varare SUBITO una legge che istituisca l’ L’EDUCAZIONE SESSUO-AFFETTIVA NELLE SCUOLE, anche senza il consenso delle famiglie, perché esse possono essere già ingabbiate in realtà di violenza e di degrado, anche e sopratutto culturale. E la scuola che cos’è se non cultura per i cittadini di domani ?
E poi, PARLIAMONE, nelle occasioni scientifiche future della SIPNEI, come il Congresso Nazionale di ottobre 2026. A presto. Buona lettura e buona estate.
Riferimenti bibliografici:
Carlo Verdelli: “Il diavolo in tasca” – Genitori e figli prigionieri del telefonino. Einaudi Editore, 2026. ISBN 978-88-06-27125-1.
Vittorino Andreoli: “L’uomo col cervello in tasca” – Come la rivoluzione digitale sta cambiando i nostri comportamenti. Solferino Editore, 2019. ISBN 978-88-282-0124-3
Damiano Rizzi: “Adolescenza, parliamone” – educare all’amore per disarmare la violenza – Piemme editore, 2026. ISBN 979-12-238-0118-5.