GEROSCIENZA: un nuovo approccio nella prevenzione delle disabilità e delle malattie dell'età avanzata, di notevole interesse per la sanità e per i cultori della PNEI:
di Mauro Bologna
Professore emerito di Patologia Generale,
Presidente SIPNEI
Un recentissimo articolo di rassegna della letteratura biomedica identifica e riassume i principi della nuova disciplina della GEROSCIENZA (Kritchewsky e Cummings, JAMA 2025), descrivendone l’importanza in tutta la crescente popolazione di età medio-avanzata, come sta avvenendo in Giappone, in Italia e generalmente in Europa, in Nord America nonché altrove nel mondo.
Infatti, la percentuale di cittadini di età pari o superiore ai 65 anni d’età sta aumentando sensibilmente in molti paesi con sanità generale efficiente: con tale fenomeno crescono tuttavia anche le disabilità e le patologie legate all’età.
Le terapie mediche si sono sviluppate per curare specifiche malattie, modificando i meccanismi fisiopatologici di ciascuna. La geroscienza, invece, si rivolge a studiare e ad applicare le misure terapeutiche che possono influire positivamente sui processi di invecchiamento, come autofagia, infiammazione e generazione di radicali liberi. In tal modo si possono prevenire ad un tempo molte malattie differenti, come ictus, insufficienza cardiaca, cardiopatia coronarica, demenza, cancro e disabilità fisica, per le quali tutte l’età avanzata rappresenta il fattore di rischio più rilevante.
La geroscienza ipotizza dunque il fatto che, riuscendo ad influenzare i processi età-correlati che determinano lo stato di salute, si possa produrre un beneficio su molti processi patologici differenti, nel medesimo tempo, migliorando la funzione motoria, limitando le malattie legate all’età e prolungando la durata della vita in buona salute.
La rassegna pubblicata da JAMA riguarda soprattutto la popolazione statunitense, in cui si prevede un aumento di 33 milioni di individui ultra-sessantacinquenni entro il 2050. Il lavoro di cui riferiamo qui è stato scritto da studiosi dell’Università di San Francisco, California, Dipartimento di Medicina Interna, sezione di Gerontologia e Geriatria, ma tratta temi analoghi ad altre ricerche svolte in Giappone ed in altri paesi con tendenze di popolazione paragonabili.
Esiste dunque un grande interesse per misure che inibiscano la biologia dell’invecchiamento, come restrizione calorica, uso di antiossidanti e di misure che riducano lo stress ossidativo alla base dei processi di degenerazione tissutale e di invecchiamento fisiopatologico. Un’altra ricerca sperimentale, svolta in Giappone su topi in età avanzata, ha dimostrato che l’impiego di antiossidanti alimentari ad alte dosi può migliorare le prestazioni neurologiche degli animali, misurate in termini di orientamento spaziale, memoria a breve termine e prestazione muscolare (Fukui et al., 2024) con dati di alta significatività statistica che presumibilmente sono applicabili anche all’uomo.
Le ricerche in tal senso andranno estese, senza dubbio, ma le indicazioni di massima sembrano davvero chiare ed efficaci e sottolineano con grande evidenza l’importanza della Geroscienza, la quale a nostro parere merita grande attenzione da parte dei sistemi sanitari interessati alla prevenzione. Ugualmente, dovrebbero approfondire le conoscenze della Geroscienza anche gli operatori sanitari con formazione in PNEI e nelle discipline affini, come fisioterapia, nutrizionisitica e medicine complementari.
Referenze: