A pensar male si fa peccato … ma …è fortemente consigliabile, soprattutto oggi, per il bene comune e per la libertà individuale.
di Mauro Bologna
Professore emerito di Patologia Generale,
Università degli studi L’Aquila
Presidente SIPNEI
La frase alla quale mi ispiro nel titolo ha autori famosi, da Papa Pio XI a Giulio Andreotti. E … torna utile in molte occasioni, oggi più che mai. Lo spunto per questo articoletto me lo offrono due fatti recentissimi. Uno sconosciuto a molti ed uno di largo dominio pubblico, di grande attualità.
Comincio dal primo. E’ una notizia che leggo sul Corriere Login del 9 marzo. “Il governo Trump vuole che tutti gli americani usino un anello smart”. Che cos’è un anello smart ? E’ un dispositivo elettronico estremamente miniaturizzato: un anello da dito, di pochi millimetri di spessore, che contiene sensori elettronici per il rilevamento di parametri biometrici (saturazione dell’ossigeno, pressione arteriosa, idonei a prevedere il ciclo femminile, ecc. ecc.). Indubbiamente può fornire dati sanitari utili alla prevenzione di un’ampia gamma di patologie ma anche utili, in relazione con un suo possibile vasto impiego, al contenimento delle spese sanitarie governative. Insomma prevenire è meglio che curare. Una delle prime aziende a produrlo è la finlandese Oura (vedi www.ouraring.com ) che lo finalizza alla prevenzione (diagnosi precoce) di una molteplicità di condizioni organiche importanti (vedi riferimento).
Bene, l’uso di tali dispositivi può essere assolutamente positivo in termini clinici e medici, in un contesto di sperimentazioni cliniche controllate e seguite da specialisti in vari ambiti della medicina, ma si può prestare (in mani governative, magari trumpiane …) ad un controllo a distanza della popolazione portatrice dei suddetti “anelli smart”. Nonché al controllo della libertà della popolazione (migranti clandestini e non solo).
Dunque, si passa chiaramente da un impiego clinico con risvolti di beneficio per la salute ad un dispositivo di controllo individuale se il dispositivo fosse usato dalle autorità politiche e governative. Inaccettabile, quest’ultima possibilità, per chi ancora è convinto della tutela della libertà individuale su scala mondiale e come principio universale.
Il secondo spunto lo traggo dalla ben nota vicenda dei bambini della famiglia nel bosco di Palmoli (CH) che riempie pagine e pagine di giornali e che investe la salute sia fisica che mentale dei bambini, sballottati tra convinzioni dei loro genitori, osservanza delle leggi, psicologi dell’infanzia e magistratura. A riferimento, metto l’eccellente commento di Massimo Gramellini, che tratta del tema specifico nella sua rubrica “il caffè” del 7 marzo scorso (vedi riferimento). In tale vicenda, la decisione d’urgenza dei giudici, pervenuta nei giorni passati in modo insolitamente celere, ha destato grande scalpore nell’opinione pubblica e lascia sospettare che produrrà effetti sul prossimo referendum in calendario per i giorni 22 e 23 marzo. Ebbene, si può pensar male nel ritenere che una tale decisione dei magistrati sia stata forse coordinata dai proponenti del SI per orientare appunto le intenzioni di voto ancora incerte a favore della proposta di legge che il referendum propone di confermare o non confermare?
In aggiunta a quanto accaduto, è venuta poi una dichiarazione della capo di gabinetto del Ministero della Giustizia … come una ciliegina sulla torta. Ma qui mi fermo.
Ripetiamo il nostro titolo: “a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre”. Dunque, vi domanderete perché noi scriviamo in questa sede quanto sopra. Ancora una volta, per due motivi.
Uno, perché i risvolti sanitari in ambito psico-fisico di entrambi gli esempi sono piuttosto chiari. Ed i clinici di area PNEI ne sono interessati (cioè voi che leggete questa Newsletter). Due, perché vorremmo esortare tutti i nostri lettori (ed i loro conoscenti, familiari e pazienti) ad andare a votare per il referendum dei giorni 22 e 23 marzo.
Occorre avere conoscenza dei fatti, delle ragioni del voto e delle implicazioni del voto stesso. Ma soprattutto occorre andare ad esprimente il proprio voto, con il diritto-dovere di votare che ciascun cittadino ha. Questo ci sembra davvero importante. Una spiegazione chiara delle posizioni referendarie si trova su molte fonti, ma qui vogliamo indicarne una: ad uso di chi non si sia ancora fatta una chiara opinione. Si tratta di un video del Corriere della Sera rivolto ai nativi digitali, che trovo ben fatto e decisamente chiaro per farsi un’idea al riguardo. Andate a guardarlo: dura circa 40 minuti, con simpatia ed efficacia, a cura di Silvia Guzzetta e dei suoi intervistati.
Ma soprattutto andate a votare.
Riferimenti
Ivan Miralli: “Perché il governo Trump vuole che tutti gli americani usino un anello smart (europeo) entro il 2030”. Corriere della Sera, Login, 9 marzo 2026,
https://www.corriere.it/tecnologia/26_febbraio_26/perche-il-governo-trump-vuole-che-tutti-gli-americani-usino-un-anello-smart-entro-il-2030-329b8182-37e9-4925-b2ea-1b9835451xlk.shtml
Massimo Gramellini: “Sulla pelle dei bambini”. Rubrica il Caffè, Corriere della Sera, 7 marzo 2026. – https://www.corriere.it/caffe-gramellini/26_marzo_07/sulla-pelle-dei-bambini-9085d527-f827-41b1-96bb-5894bd5bbxlk.shtml
Sito dell’azienda OURA, produttrice dell’anello smart, con descrizione del progetto e delle sue applicazioni principali. https://ouraring.com/it/science-and-research
Silvia Guzzetta – https://video.corriere.it/politica/il-referendum-sulla-giustizia-visto