di Francesco Bottaccioli
Fondatore e presidente onorario della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia (SIPNEI)
Il trombone l’ha sparata dritta rivolto alle donne in gravidanza: “Non prendete il paracetamolo perché fa venire l’autismo ai vostri figli”. Dietro di lui, Kennedy, il campione novax che sta smantellando la ricerca scientifica e l’assistenza sanitaria negli USA. La sparata poggia su uno studio di ricercatori della Harvard Medical School che hanno trovato un incremento del rischio di autismo nelle donne che fanno uso di paracetamolo in gravidanza.https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40804730/. Leggendo lo studio emergono alcune criticità che gli stessi autori non nascondono. Innanzitutto, non hanno fatto una metanalisi, ma hanno usato un altro modello statistico che potrebbe aumentare i rischi di errori e di non valutazione di variabili di confondimento. Inoltre, la differenza statistica è piccola. Per questo, gli autori concludono che non va bandito il paracetamolo perché l’alternativa, i cosiddetti FANS, è anche peggio. Sostengono che va usato sotto stretto controllo medico, per brevi periodi, in caso di febbre. Sostengono anche che probabilmente il paracetamolo prepara il terreno ad altri eventuali fattori, come lo stress, la dieta infiammatoria, l’esposizione all’inquinamento in gravidanza (soprattutto i disturbatori endocrini). Quindi non è una causa unica. Insomma, invocano la nota teoria del “doppio colpo”.
Dall’altra parte, ho sentito e letto difese inappellabili sulla sicurezza del paracetamolo in gravidanza. Non commento chi ha cercato di svilire la ricerca, come alcuni medici intervistati dalla televisione italiana, facendo passare gli studiosi americani come dei saltimbanchi. Commento invece un servizio apparso su Nature (News del 22 settembre 2025) che cita altri studi e interpella vari studiosi. Per esempio, Nature cita un ampio studio giapponese, che smentirebbe i risultati dello studio americano. In realtà, anche questo studio documenta un incremento del rischio di disordini del neurosviluppo, collegato al paracetamolo in gravidanzahttps://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40898607. I giapponesi però attribuiscono questa evidenza statistica ad eventuali errori e bias nascosti nella loro stessa ricerca. Come si vede, la difesa del paracetamolo è debole, anche perché sul piano biologico è vero che il farmaco agisce dal punto di vista epigenetico (aumentando la metilazione) e, paradossalmente, aumenta lo stress ossidativo e l’infiammazione. Questa vicenda ci insegna che dobbiamo uscire dalla morsa di due opposti dogmatismi. Non si combatte l’irrazionalismo antiscientifico con la difesa d’ufficio della medicina basata sull’industria farmaceutica. Dall’altro lato, non si combatte la soggezione della medicina all’industria a colpi di machete contro la scienza, le sue istituzioni, e facendo un uso politico di parte della complessità della ricerca sulla salute umana.