Bruce S. McEwen 17.01.1938-2.01.2020 È morto un grande scienziato. Un coraggioso e profondo intellettuale, leader mondiale della Psiconeuroendocrinoimmunologia

pubb. mercoledì, 8 Gennaio, 2020


Bruce S. McEwen Ph.D. Alfred E. Mirsky Professor Head, Harold and Margaret Milliken Hatch, Laboratory of Neuroendocrinology The Rockefeller University

Francesco Bottaccioli

Sono rimasto molto turbato alla notizia della improvvisa morte del professor Bruce S. McEwen. Come sanno i lettori della nostra Newsletter, McEwen aveva accettato l’invito, che gli avevo rivolto il 17 novembre scorso, a chiudere, con un videointervento, il nostro IV Congresso nazionale del prossimo 20-22 Marzo. Lo aveva fatto rispondendo nel giro di pochi minuti (scontando il fuso orario con New York) alla mail che gli avevo inviato. In modo semplice, cordiale, senza altezzosità, caratteristiche che colpivano chi ha avuto la ventura di conoscerlo di persona, come Huda Akil co-autore dell’ultimo lavoro di McEwen il cui ricordo pubblichiamo qui sotto.

Purtroppo non ho avuto questa fortuna, ma da quando ho iniziato a studiare, ormai trent’anni fa, la nostra disciplina, ho subito colto le grandi novità che questo biologo molecolare portava allo studio dell’essere umano.  Novità molecolari, come quella davvero di rottura, pubblicata nel 1968, che dimostrava l’esistenza dei recettori per il cortisolo nel sistema limbico e nell’ippocampo in particolare, aprendo così la strada allo studio sistemico dello stress. Ciò significava che il cervello non solo comanda la produzione degli ormoni, ma che, al tempo stesso, ne è anche bersaglio.

L’ orizzonte della ricerca di McEwen era largo, teneva insieme la biologia molecolare, l’epigenetica, la persona intera e il suo contesto socio-ambientale. Qualche anno fa, in un ampio saggio che è comparso in un numero speciale del Journal of Endocrinoloy, dedicato a “sessant’anni di neuroendocrinologia”, McEwen così scriveva:

Il feedback ormonale sul cervello non solo rego­la le funzioni ipotalamiche, ma influenza anche le funzioni neurologiche, cognitive ed emoziona­li. […] Occorre ridefinire la neuroendocrinologia come un campo che studia anche la comunica­zione a due vie cervello-corpo, tramite il sistema neuroendocrino, l’immunitario, il neurovegeta­tivo e il metabolico. La ricerca ha scoperto che il rimodellamento dell’architettura cerebrale mediato dagli ormoni è realizzato assieme ad altri mediatori cellulari [come le citochine, di cui scrive più avanti, nota nostra]. Questi fenomeni si realizzano tramite meccanismi epigenetici nel corso della vita, che comprendono le avversità nelle prime fasi della vita e la relazione tra stato socioeconomico e salute[1].

In queste parole c’è il percorso che ha condotto la scienza dalla neuroendocrinologia alla neuroendo­crinoimmunologia e poi alla Psiconeuroendocri­noimmunologia.

Mi fa molto piacere ricordare che il primo numero della nostra rivista, Pnei News, che allora si chiamava semplicemente “pnei” è stato aperto con una intervista a Bruce McEwen (che alleghiamo). Era il 2007.

Avremo modo di ricordare degnamente, in sede congressuale, questo grande scienziato, profondo e coraggioso intellettuale, leader mondiale della nostra disciplina, offrendo ai congressisti un suo saggio che sviluppa il tema della sua comunicazione congressuale. Uno degli oltre 700 lavori pubblicati dal professor McEwen, che hanno ricevuto oltre 130.000 citazioni.

 

In Memoria di Bruce McEwen[2]

Huda AkilProfessore, University of Michigan Medical School

Il 2 gennaio 2020, nello stesso giorno in cui questo articolo veniva pubblicato[3], Bruce McEwen moriva.

La sua morte segna la fine di un’era nelle neuroscienze affettive. Cinquantadue anni fa, Bruce ha inserito il cervello nello studio della biologia dello stress dimostrando l’esistenza dei siti di legame dei glucocorticoidi nell’ippocampo. Questo era l’inizio di una rivoluzionaria sequenza di scoperte fondamentali che Bruce e i suoi colleghi hanno realizzato nel corso dei decenni, ristrutturando interamente il nostro pensiero sulle relazioni (coping) con il nostro ambiente- la più basilare delle nostre funzioni.

Molti dei concetti che attualmente diamo per scontati derivano dal suo lavoro, tra questi: gli effetti degli ormoni steroidei sulla struttura neurale e sulla neuroplasticità, il concetto di carico allostatico, la differenziazione tra stress “buono” e “cattivo”, l’impatto dello stato di salute sulla vulnerabilità allo stress e sulla resilienza.

Bruce ha anche riflettuto in profondità sull’importanza del contesto sociale sulla biologia dello stress e sulla salute del cervello. La sua visione spaziava dall’esame dei meccanismi molecolari allo studio della dimensione sociale e umana. Questa nostra review dà un’idea di quel pensiero, ma tocca appena l’ampiezza e la profondità della sua influenza.

Oltre ad essere un gigante intellettuale, Bruce era un uomo notevole. Un amore per la conoscenza, una passione per la scienza, una memoria prodigiosa miscelata miracolosamente con una inattaccabile integrità, uno spirito generoso e generativo; mentore esemplare con una capacità di gentilezza e amicizia senza limiti.

Io non mai incontrato un uomo più cortese. È stato uno dei più grandi onori della mia vita conoscerlo, collaborare con lui, imparare da lui, ed essere suo amico.

Leggi l’intervista che ci ha rilasciato del 2007 in occasione del primo numero della nostra rivista PNEI

 


[1] McEwen B.S., Gray J.D., Nasca C. (2015) 60 years of neuroendocrinology: Redefining neuroendocrinology: stress, sex and cogniti­ve and emotional regulation, J Endocrinol 226(2): T67-T83.

[2] Pubblicato su The Journal of Neuroscience https://www.jneurosci.org/content/40/1/12.long#in-memory-of-bruce-mcewen  (traduzione di  f.b.)

[3] McEwen BS, Akil H. Revisiting the Stress Concept: Implications for Affective Disorders. J Neurosci. 2020;40(1):12–21. doi:10.1523/JNEUROSCI.0733-19.2019